martedì, 18 luglio 2006

TEL AVIV, BEIRUT, ELIZABETHTOWN ...

Proprio ieri l’altro pensavo che il feudalesimo sentimentale fosse l’unico vero rimedio ad un mondo che va a rotoli. Rotoli di carta impregnati di miseria ( intellettuale ) e morte. Rotoli di carta di giornali tutti uguali nella loro litania funebre all’ottimismo di inizio millennio.

E così, per difendersi dai razzi katyusha, piuttosto che dalla cintura esplosiva di un kamikaze o da una semplice intercettazione telefonica , ci si deve chiudere a riccio attorno a quello che realmente conta per noi : le persone. Le persone a cui vogliamo bene.

E lasciare fuori dalle mura della nostra rocca tutto il resto. Magari osservarlo con diffidenza da qualche torrione, ma mantenere ben alzato il ponte levatoio con  i coccodrilli sempre famelici nel canale ( sempre che qualche catapulta non ci faccia recapitare una bella palla di fuoco e merda direttamente dalla finestra ).

E così ,proprio ieri l’altro, mi sono ritrovato a compiere un tragitto particolare che mi ha portato dalle lacrime e la disperazione per l’uomo alla sua celebrazione. Sono passato dalle macerie e dalla supponenza di Beirut e Tel-Aviv ai prati curati di Elizabethtown. E’ bastato un niente, una semplice pressione su un tasto, la connessione scart ha fatto il resto ( infinitamente grato ).

Il destino ( magari qualcuno è ancora convinto che esista ) ha voluto che fosse proprio ELIZABETHTOWN il mezzo per allontanarmi dalla realtà. Proprio un film fatto di storie di normali e pieno zeppo di persone a cui volere bene ( Il potere taumaturgico del cinema ).

ELZABETHTOWN si alimenta con la forza deflagrante della normalità e ci guida attraverso un percorso filosofico alla ricerca della felicità, quella vera, la felicità dei tanti momenti che costellano la nostra vita e che corrono il rischio di passare inosservati perché “oscurati” dall’idealizzazione del concetto stesso di felicità , quella dei grandi eventi che la realtà e assai poco prodiga nel procurarti ( un teorema peraltro espresso con convinzione dallo scrittore Sergio Bambarèn ).

Sono grato  a Cameron Crow perché e sempre stato in grado di regalarmi emozioni intense col suo modo leggero di trattare questioni importanti. Con i suoi movimenti di macchina discreti capaci di cucire indissolubilmente le “persone” alla storia.

Perché in definitiva ELIZABETHTOWN è proprio questo : una storia normale che vale la pena raccontare.

 

postato da GionUein alle ore 16:12 | link | commenti
categorie: elizabeth town