DOGVILLE o SIN CITY ?
Il cinegiornale : Land of the dead
La filosofia del viaggio nel tempo
Provincia Meccanica : Il ritorno della sindrome
Sequenze : Star Wars
Tel Aviv, Beirut, Elizabethtown
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TEL AVIV, BEIRUT, ELIZABETHTOWN ...


Proprio ieri l’altro pensavo che il feudalesimo sentimentale fosse l’unico vero rimedio ad un mondo che va a rotoli. Rotoli di carta impregnati di miseria ( intellettuale ) e morte. Rotoli di carta di giornali tutti uguali nella loro litania funebre all’ottimismo di inizio millennio.
E così, per difendersi dai razzi katyusha, piuttosto che dalla cintura esplosiva di un kamikaze o da una semplice intercettazione telefonica , ci si deve chiudere a riccio attorno a quello che realmente conta per noi : le persone. Le persone a cui vogliamo bene.
E lasciare fuori dalle mura della nostra rocca tutto il resto. Magari osservarlo con diffidenza da qualche torrione, ma mantenere ben alzato il ponte levatoio con i coccodrilli sempre famelici nel canale ( sempre che qualche catapulta non ci faccia recapitare una bella palla di fuoco e merda direttamente dalla finestra ).
E così ,proprio ieri l’altro, mi sono ritrovato a compiere un tragitto particolare che mi ha portato dalle lacrime e la disperazione per l’uomo alla sua celebrazione. Sono passato dalle macerie e dalla supponenza di Beirut e Tel-Aviv ai prati curati di Elizabethtown. E’ bastato un niente, una semplice pressione su un tasto, la connessione scart ha fatto il resto ( infinitamente grato ).
Il destino ( magari qualcuno è ancora convinto che esista ) ha voluto che fosse proprio ELIZABETHTOWN il mezzo per allontanarmi dalla realtà. Proprio un film fatto di storie di normali e pieno zeppo di persone a cui volere bene ( Il potere taumaturgico del cinema ).
ELZABETHTOWN si alimenta con la forza deflagrante della normalità e ci guida attraverso un percorso filosofico alla ricerca della felicità, quella vera, la felicità dei tanti momenti che costellano la nostra vita e che corrono il rischio di passare inosservati perché “oscurati” dall’idealizzazione del concetto stesso di felicità , quella dei grandi eventi che la realtà e assai poco prodiga nel procurarti ( un teorema peraltro espresso con convinzione dallo scrittore Sergio Bambarèn ).
Sono grato a Cameron Crow perché e sempre stato in grado di regalarmi emozioni intense col suo modo leggero di trattare questioni importanti. Con i suoi movimenti di macchina discreti capaci di cucire indissolubilmente le “persone” alla storia.
Perché in definitiva ELIZABETHTOWN è proprio questo : una storia normale che vale la pena raccontare.

L'equivalente di una puntata di "Uomini e Donne" condotta da Maria De Filippi in tanga di leopardo e come tronisti la Bindi in lingerie e La Russa in perizoma che si scambiano il chewingum bocca a bocca!
Interdetto anzichenò : a metà strada tra il capolavoro e la chiavica. Ai poster l'ardua sentenza.

C'è poco da leggere : alzare il culo e fiondarsi al cinema. Se l'avete perso bivaccate davanti al vostro noleggiatore di fiducia!
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