DOGVILLE o SIN CITY ?
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KING KONG - Peter Jackson

Tam-tam ( tamburi ).
All’inizio flebile, quasi impercettibile ma presente.
E’ un richiamo ipnotizzante, che si farà sempre più forte.
Antefatto.
L’intenzione ( evidentissima ) di Jackson non è quella di realizzare un “remake” del classico di Shoedsack e Cooper, bensì quella di realizzare il “remake” dell’impatto che quel film ha avuto sul pubblico di allora . Ovvero ricreare lo stupore e la meraviglia mostrando quello che non si era mai mostrato. Naturalmente cimentarsi nell’impresa con il pubblico smaliziato del 2006 è un’impresa quasi disperata. Esattamente come imbarcarsi su una bagnarola dei mari e cercare di raggiungere un’isola leggendaria seguendo due schizzi sbiaditi su una pergamena di dubbia provenienza. Ed è proprio per questo che KING KONG è praticamente un film autobiografico. Il grande Black ( Jack ) non è altri che Jackson stesso sotto le mentite spoglie di Carl Denham, regista disposto a tutto pur di realizzare il sogno della sua vita. SKULL ISLAND è la sua “ isola che non c’è”.
Fermiamoci un attimo a riflettere : KING KONG è un film che racconta il sogno di un uomo di realizzare un film che è il remake di un film che racconta la storia di un film.
Vi siete attorcigliati su voi stessi o siete ancora sintonizzati?
PARTE 1 : NEW YORK CITY ( ALBA )
L’alba del film è un viaggio spedito verso il suo sogno.
Un viaggio che ha per sfondo una “meravigliosa” New York in piena recessione, dicotomica nel suo contrasto tra lusso e miseria , ma che si perde quasi subito nei meravigliosi occhi blu di Ann Darrow ( Naomi Watts ).Tra i clacson e lo stridore del traffico il tam-tam ( richiamo ) sarà comunque sempre (appena) percettibile. Fino a quando l’ancora non sarà levata e la compagnia al completo non si ritroverà a bordo della SS. VENTURE . Il tam-tam a questo punto diventa evidente, e man mano che il viaggio proseguirà, crescerà di intensità fino a diventare fastidioso, ossessivo. Tra i fiotti del mare in burrasca e il clangore della nave c’è tutto il tempo per approfondire la conoscenza di tutta la compagnia. Jackson dosa abilmente i suoi personaggi e intreccia indissolubilmente le loro esistenze. I tempi sono serrati, il viaggio è permeato da un senso di incombente e il richiamo ( tam-tam ) diventa miglio dopo miglio sempre più forte. Fino a quando la bussola non sarà completamente impazzita e dalla nebbia non spunteranno gli artigli di pietra di SKULL ISLAND ad annunciarci che la prima parte del viaggio è terminata.
PARTE 2 : SKULL ISLAND
A questo punto è quasi impossibile resistere. Il TAM – TAM si è fatto ossessivo. Si sovrappone al battito cardiaco e ci guida ipnotizzati verso un destino certo. L’isola è nera ed inospitale come le pareti di Mordor, e si rivelerà ben presto più letale delle miniere di Moria.
Sale la tensione. Aumenta il volume. Esplode l’azione.
Streghe e avventurieri, lame e piombo, sangue e morte, rassegnazione e speranza, fuga e rapimento. Ingredienti dosati con maestria, con una ricetta vecchia come il cinema ,e pestati con forza ed amore.
TAM – TAM, fuoco.
TAM – TAM , disperazione.
TAM-TAM , orrore.
Ann Darrow è sola , avvinghiata al ceppo sacrificale, disperata e sconvolta dall’angoscia quando l’ultimo batacchio percuote l’ultimo tamburo.
Il Viaggio è finito, il richiamo ha funzionato.
Adesso c’è solo il silenzio.
Poi arriva KONG, ed esplode il cinema.
Tutto il tempo passato nel mondo perduto di SKULL ISLAND è un’esplosione di cinema.
Ambienti, animali, situazioni, tutto è realizzato col preciso intento di stupire. Certo è vero che il buon Peter si lascia prendere la mano e in alcuni tratti potrà sembrare stucchevole ( il megatamponamento dei brontosauri ad esempio ) , ma non per questo imperdonabile. E’ semplice e pura AVVENTURA, dal sapore genuino e romantico dei film di genere dei nostri primi ricordi, quelli del cinema che ci ha stregato per sempre.I nostri sogni in bianco e nero tinteggiati a nuovo grazie ai potenti mezzi della WETA. E allora non c’è incongruenza presunta che tenga ( cazzo, stiamo parlando di uno scimmione di tre piani che prende a sberle un tirannosauro di qualche milioni di anni ).
Mollate gli ormeggi della “cinefila bigotta” ( la bagnarola dei pedanti del cinema ) e lasciatevi trasportare dalla corrente impetuosa. Fatevi sbattere dal marasma contro sporgenti guglie di roccia dimora di insetti carnivori. Lasciate volteggiare sulle vostre teste pterodattili e pipistrelli giganti. Assistete con occhi sgranati e sognanti allo spettacolare scontro tra titani del cinema ( Godzilla ci perdoni ) : Kong e il terribile T-REX, selvaggi protagonisti di un regale duello infarcito di colpi di scena che sprizza amore per il cinema ogni qual volta uno dei contendenti si abbatte con un tonfo sul suolo.
Tornare a SKULL ISLAND è una “sorta di homecoming”. E’ come tornare a casa. Tornare dove tutto è iniziato. Lasciarla sarà perciò come tornare a perdere la libertà. La morte negli occhi azzurri di Naomi Watts che assiste inerte alla fiera resa del RE , proteso verso di lei in un ultimo sussulto d’amore.
PARTE 3 : NEW YORK CITY ( TRAMONTO )
La furia devastatrice domata dall’amore.
Quante volte l’abbiamo sentita , disillusi ormai. Eppure funziona ancora. Sarà sentimentalismo, buonismo, sarà quel che sarà ma funziona, funziona ancora.
E’ ancora possibile commuoversi davanti ad un gorilla di sei metri ( Jackson ha volutamente “limitato” le dimensioni del primate ) che stringe tra le dita pelose una gracile e indifesa pulzella bionda. Bellissimo l’istante in cui KONG , evaso e in preda alla furia omicida nei confronti di Jack Driscoll ( l’uomo che le ha rubato l’amore ) , avverte la presenza di lei. Sono sequenze in cui Peter Jackson culla la sua “creatura”, le regala attimi che forse valgono un’intera vita ( il “balletto” sul ghiaccio ) come a volerla ripagare per la barbarie dell’uomo , che puntuale si presenta a battere cassa.
Dopotutto la storia è nota, il finale è scritto.
E’ il tramonto. Inizia l’ultimo viaggio.
Il miglio verde di RE KONG ha le fattezze del grattacielo più famoso del mondo , in cima al quale il destino ineluttabile calerà il sipario.
KING KONG, una meraviglia al semplice costo di un biglietto.
L'equivalente di una puntata di "Uomini e Donne" condotta da Maria De Filippi in tanga di leopardo e come tronisti la Bindi in lingerie e La Russa in perizoma che si scambiano il chewingum bocca a bocca!
Interdetto anzichenò : a metà strada tra il capolavoro e la chiavica. Ai poster l'ardua sentenza.

C'è poco da leggere : alzare il culo e fiondarsi al cinema. Se l'avete perso bivaccate davanti al vostro noleggiatore di fiducia!
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